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di Giorgio Lonardi
Milano
E' uno che si ricorda tutte le date come se avesse un calendario elettronico in testa. A cominciare da quel lontano 24 luglio del 1981. Quando iniziò il suo apprendistato triennale come assistente di Silvio Berlusconi. Ma Urbano Cairo, a capo di Cairo Communication (263 miliardi di fatturato nel bilancio chiuso al 30 settembre '99), gruppo prossimo alla quotazione, ha anche il vezzo di snocciolare cifre su cifre facendo raffiche di moltiplicazioni a mente. Soprattutto adesso che ai settori della pubblicità e della carta stampata (Editoriale Giorgio Mondadori) si aggiunge lo sbarco su Internet.
"Con la nostra Cairo Web, concessionaria dedicata all'advertising su Internet abbiamo appena chiuso un accordo triennale con la NetFraternity", esordisce Cairo, "una società veneta che vanta 1 milione 650 mila utenti registrati".
Dottor Cairo, possibile che siano così numerosi gli utenti di NetFraternity? Non sono un po' troppi per il Web in Italia?
"Il numero non me lo sono inventato io: è certificato dalla Nielson. Ma la cosa più importante è che la NetFraternity ha ottenuto questo risultato offrendo la connessione telefonica gratuita a Internet in cambio di uno spazio per la pubblicità. E noi da oggi siamo i concessionari NetFraternity".
Dov'è il business?
"Attraverso Netspot, un software di NetFraternity, l'utente da una parte ottiene la connessione telefonica gratuita. Mentre dall'altra, il segmento inferiore dello schermo, diciamo un ottavo del monitor, viene occupato da un banner fisso. Ma non basta: in alto a sinistra c'è una "finestra" per ricevere gli "spot" in formato video. Mettendo insieme queste due opportunità diventeremo i leader della pubblicità Internet in Italia.
Può spiegarsi meglio?
"Beh, già l'anno scorso Cairo Web aveva fatturato 3 miliardi che si aggiungono ai 3,6 miliardi della pubblicità NetFraternity. Si tratta di una cifra che ci porta al 13 per cento del mercato italiano. Ma nel 2000 finiremo meglio. Basta fare due moltiplicazioni".
Soltanto due?
"In realtà sono di più. La cosa importante è un'altra: si tratta di un esempio, secondo me un buon esempio, delle potenzialità del mercato pubblicitario su Internet. Con una stima prudente possiamo prevedere che ogni giorno si colleghino ad Internet 350 mila dei nostri utenti NetFraternity. Sappiamo già che la connessione media è di mezz'ora e che il tempo di una "impression" (cioè della visione di un banner) è 15 secondi. Questo vuol dire che in un giorno facciamo 120 banner per utente che fanno 42 milioni di banner al giorno: un miliardo e 200 milioni al mese..".
Basta, basta. Perché non tiriamo le somme?
"Beh, le ricordo che ogni banner vale 30 lire. Ma sono disposto a dividere per dieci questa cifra. E mi rimangono tre miliardi al mese. Poi aggiungo gli incassi per gli spot video. E concludo che proprio a voler essere pessimisti ma veramente pessimisti, nel 2000 portiamo a casa 30 miliardi di pubblicità Web: almeno il 20 per cento del mercato advertising per Internet".
Dottor Cairo perché ha lasciato il gruppo Fininvest?
"Perché volevo mettermi in proprio: ho sempre desiderato fare l'imprenditore. Nel '91 quando diventai l'amministratore delegato di Mondadori il fatturato era di 390 miliardi. Nel '95 quando lasciai la società i ricavi erano saliti di 100 miliardi. Me ne andai il 4 dicembre e il 12 dicembre avevo già fondato Cairo Pubblicità".
E poi cosa ha fatto?
"Andai da Claudio Calabi, allora direttore generale della Rizzoli, e gli proposi di gestire due o tre testate come Sette, Io Donna e Oggi. Ero convinto di poter fare bene guidando un piccolo gruppo di venditori molto motivati. Il 20 dicembre l'accordo era fatto e invece di darmi Sette mi affidarono Tv Sette. Ma andava bene così. In quel momento il mio ufficio era costituito solo dal cellulare. Entrai nei locali di via Tucloide solo in febbraio. E il primo bilancio al 30 settembre '96 si chiudeva con 33 miliardi di fatturato. Mentre a fine anno avevamo 60 miliardi di ricavi".
E poi come è andata?
"Nell'aprile '97 abbiamo costituito Cairo 2 poi divenuta Cairo Communication che nel settembre dello stesso anno otteneva da Lazio e Roma la concessione pubblicitaria dello spazio Olimpico. Nel '98 abbiamo creato Cairo Tv acquisendo la concessionaria interna di Telepiù, poi nel '99 è stata la volta dell'editoriale Giorgio Mondadori. Quindi con Cairo Web e con l'acquisizione del motore di ricerca Il Trovatore abbiamo puntato su Internet..".
Proviamo a tirare le somme: siete un gruppo della new-economy?
"No, siamo un gruppo a cavallo fra nuova e vecchia economia. Il nostro mestiere sono i media e cerchiamo di farlo nel modo migliore possibile. Nel primo semestre dell'anno fiscale che termina al 30 settembre del 2000 abbiamo fatturato 163 miliardi. L'anno scorso il giro d'affari è stato di 263 miliardi. Insomma, stiamo crescendo. E in futuro pensiamo di fare ancora meglio".
A cosa vi serviranno le risorse che contate di rastrellare sul mercato borsistico?
"Intanto andremo sul mercato offrendo il 22,6 per cento di Cairo Communication che oltre ad essere una holding di gruppo è anche una società operativa. Eppoi, con il risanamento del Gruppo EditorialeGiorgio Mondadori, un'operazione condotta senza licenziamenti, abbiamo dimostrato di saper fare le acquisizioni e di saper ristrutturare le aziende".
E allora?
" Fra i nostri obiettivi c'è lo sviluppo delle attività attuali. Ma anche il rafforzamento del gruppo attraverso nuove acquisizioni. E ovviamente molto dipenderà dalle occasioni che ci troveremo di fronte".
Pensa ad Internet?
"Certo, ma anche al settore della televisione, alla pubblicità, all'editoria".
Puntate anche sull'estero?
"Non vogliamo rimanere chiusi in Italia. Ma nel nostro paese c'è ancora molto da fare. Lo dimostra la nostra crescita di questi ultimi anni".
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